la ragazza occhi verdi

te lo dico ora che non sarà facile.

non lo sarà per niente.

io sono una di quelle persone che ha bisogno di tutto e di niente allo stesso momento.

ti dico che non sarà facile starmi dietro in tutte le mie sfumature.

non sarà bello quando ti urlerò cose che non penso minimamente, ma che faccio perchè sono disperata.

non sarà facile tenermi ferma, quando mi continuo a muovere e non ho voglia di coccole.

non sarà nemmeno facile quando le vorrò e tu me ne darai di meno.

non sarò perfetta, non sarò tutto quello che un uomo può desiderare.

non sarò sempre pronta per te, ogni secondo della mia vita.

ci saranno giorni in cui tu sarai la mia droga, in cui la mia dipendenza sarà soffocante.

altri giorni invece, in quelli in cui splende il sole e tutto sembra sorridermi, magari non avrò così bisogno di te.

avrò bisogno di te quando piangerò, quando ti manderò via, quando ti rincorrerò.

avrò sempre bisogno di te.

anche se  a volte sceglierò me.

non sarò una di quelle persone che si accontenta, non una che pretenderà regali.

sarò una di quelle che ogni sera sarà diversa, pronta a stupirti, a farti sorridere nel bene e nel male.

sarò una di quelle che anche con una caramella alla fragola porta la gioia nel suo cuore.

oggi mentre studiavo comunicazione del rischio ho capito che forse la colpa delle nostre sofferenze non è data solo da noi.

alla fine diciamocelo se non fosse stata colpa dei film d’amore strappa lacrime, di quei libri romanzati e profumati dell’essenza della felicità,  di quelle speranze che hanno incrementato le nostre attese, ecco se non fosse stato per questo ci saremmo risparmiati un sacco di nottate distese sul letto a piangere e farci mille domande.

ma direte voi, facile accusare sempre le storie d’amore viste all’una di notte mentre i kleenex sono finiti e tu cerchi di strafogarti con l’ultima scatola di biscotti rimasti.

il punto è che non è colpa dei sogni felici, delle aspettative di gioia per il futuro o l’attesa di un uomo o di una donna ideale che ci capisca in tutto e per tutto, diciamo è come pretendere che ci caschino a pennello tutti gli abiti che abbiamo nell’armadio e noi non siamo tutte modelle o indossatrici.

ecco, penso che dovrebbero pensarci prima di pubblicare certi libri, certi film, di farci credere che tutto sia tranquillo, che alla fine tutto andrà bene e per il verso giusto, perchè alla fine non sempre è così.

quindi dovrebbero mettere una bella scritta gigantesca su ogni cosa possa suscitare grande illusione nel cuore e nella mente di un essere umano , fare una comunicazione del rischio insomma , di tutti gli effetti collaterali che essi possono portarci.

forse ci sarebbero meno fiabe principesche e fatti più reali.

ci sarebbero meno cuori infranti.

forse ci sarebbero sogni più reali.

che è quello che alla fine noi tutti cerchiamo.

mi ricordo quando da piccola volevo fare la scrittrice…

ogni volta compravo un quaderno bello, di quelli colorati con fiori e tanto di decorazioni, ma ogni volta che mi venivano i  pensieri in mente era già troppo tardi per   trascriverli.

essi scorrevano velocemente nella mia testa e quasi non mi capacitavo di quello che stava accadendo: le parole in quei momenti dominavano la mia esistenza.

ho iniziato a scrivere per il dolore che mi portavo dietro, tutta quella sofferenza percepita e mal nascosta.

diciamo che ho iniziato a scrivere  come la maggior parte delle persone  ha fatto in passato: per colmare il proprio dolore e forse per rifugiarsi in un posto migliore.

pensavo che qualsiasi luogo in cui sarei potuta essere, fuggire, sarebbe stato sicuramente meglio della realtà.

avrei potuto crearmene una io, mille volte differente e vagabondare con me stessa.

ma non ho avuto la costanza di scrivere, né forse il coraggio.

dicono che gli scrittori al contrario mio , passavano anni ed anni a leggere, scrivere, modificare e riscrivere le loro opere letterarie, ma io non sono così.

non posso definirmi scrittrice, anche perchè non posseggo le specifiche caratteristiche, ma al contrario potrei definirmi una vagabonda.

sì, una viandante che scrive per ritrovare la sua meta.

ogni volta che scrivo o che mi capitava di scrivere avevo sempre il solito problema: il titolo.

non ho mai avuto tante difficoltà nello scrivere , se non in quella di pensare come dare nome a ciò che era frutto della mia mente.

etichettare ( to label). titolare.

dare nome.

io non penso che i miei pensieri si debbano vendere come confezioni di pasta sugli scaffali di un centro commerciale.

non penso che le emozioni, la rabbia, l’amore e la gioia possono essere etichettate sotto uno stupido ed inutile nome.

i pensieri dovrebbero fluire liberi e leggeri.

non rimare incastrati nelle costrizioni della realtà.

forse avresti capito i miei sbalzi d’umore.

forse avresti sopportato le mie tristi storie.

forse avresti provato a capirmi.

ma non eri una viandante in cerca d’amore.

quella volta non avrei voluto fare altro che essere solo me stessa, con un po’ di coraggio.

avrei voluto essere così forte da non nascondermi dietro un sorriso.

essere così brava da dirti vieni qui è tutto apposto ora.

ma non ce la facevo.

quando la sofferenza si era così attorcigliata al suo collo, ai suoi occhi, io ero già partita per i miei luoghi, i miei deserti.

avrei voluto potergli raccontare di come funzionava la vita, che poi tutto si sarebbe sistemato.

ero stanca di fingere.

fingere il sorriso tra le labbra, fingere di essere solo quella che la gente aveva sempre voluto, fingere di essere sempre lì.

volevo sparire.

forse avrebbero sentito tutti la mia mancanza, forse no.

sarei diventata invisibile e nessuno mi avrebbe mai più cercata.

nessuno.

è questo che ti accade in momenti come questi.

quando sei importante solo per gli altri e non per il tuo essere.

e così decisi di partire per un lungo viaggio.

un viaggio tormentato nei meandri del mio essere, il mio sè interiore e nella mia introspezione avrei vissuto.

raccontando così com’è triste la vita di una viandante in cerca d’affetto.

dico che se una cosa è dentro di te,si dovrebbe provare a buttarla fuori, ad esternarla intendo.

ecco se per caso avessi dentro un turbine di emozioni e vorrei buttarle fuori potrei farlo in vari modi.

urlare, bere, scappare, ridere , piangere.

oppure scrivere.

scrivere non è quel che ci rimane quando tutto è stato ormai esaurito? non è forse così che la nostra anima si può mettere a nudo?

fosse facile descrivere tutto ciò, non sono mai stata nè brava nè costante, anche se di libri ne ho letti.

forse oltre ad essere letta, vorrei essere capita.

soprattutto da me stessa.

sarà che sono cresciuta nelle vene del romanticismo.
sono cresciuta con i romanzi della Austen, con piccole donne della Alcott.
con il caratteraccio di jo e della sua ribellione alla convenzioni sociali.
sarà che ho ascoltato troppa musica, troppo i Bee Gees.
sarà che quando ascolto All you need is love dei Beatles mi viene in mente la sigla di Stanamore.
sarà che sono cresciuta di Alberto Castagna, lacrime, musica ed aspettative.
sarà anche per questo che il mondo per me non riserva nessuna eccezione.
sarà per questo che io voglio sorridere ancora.

ci sono tanti rapporti che vengono interrotti di punto in bianco, con i parenti, con gli amici o l’amore, altri invece che nascono come un fulmine a ciel sereno e nessuno li vede più, altri rapporti invece sono quelli occasionali e di convenienza e non si sa come questi durano tutta una vita o almeno fino a che uno non ha raggiunto uno scopo.
questo si chiama giocare i sentimenti.
degli altri e propri.
ecco chi dovrebbe marcire.

e poi d’un tratto vieni catapultato ai 20 anni.

pensi che finalmente l’età della falsità e dell’ipocrisia siano terminate, ma così non è.

amici di amici, fidanzati di amici e sorelle e cugine di amici che vivono nel mondo adulto ti fanno capire quanto esso fa davvero schifo.

qui dove la convenienza è  un optional, dove vige la regola in amicizia del prima ti amo ma poi ti sputtano, dove tutti sono egoisti e pensano solo ad arricchire il proprio ego.

qui dove la falsità, la schifezza delle persone , passatemi il termine, ti fa venire il vomito dalle budella.

proprio bello il mondo.

gli adulti fanno tutti schifo.

e cazzo , pensare che da piccoli si voleva diventare subito adulti.

per ottenere cosa? persone che ti odiano ma non te lo dicono, vipere pronte a sputar veleno senza che ti conoscono, uomini e donne soli che insoddisfatti delle proprie vite cercano di rovinare quelle altrui.

fate proprio schifo.

se si fosse davvero trasgressivi, ci si alzerebbe e si direbbe no a tutto questo.

era meglio quando ero piccola.

i problemi erano 3 : fare la pipì, la pupù e mangiare.